Valore etico e sociale dei gruppi folkloristici

Molto partecipata la conferenza-dibattito organizzata da Venetnia col patrocinio della Regione Veneto domenica 16 febbraio presso l’Auditorium Provinciale di via Cal di Breda a Treviso su: “Valore etico e sociale dei gruppi folkloristici e, in generale, delle realtà associative”. Sottotitolo: “Folclorismi per abitare il contemporaneo”.

Relatore d’eccezione l’antropologo culturale prof. Daniele Parbuono.
Nella sua relazione il professore ha voluto, prima di tutto, proporre un approfondimento storico sul nascere e lo straordinario sviluppo dei gruppi folcloristici in Italia. Già a fine 1800 era nato qualche gruppo, ma la grande esplosione si è avuta negli anni ’60-’70 del 1900.

Perché?

Quegli anni videro il cambiamento di un modello di società. Da un’Italia eminentemente agricola si passò a una realtà industriale diffusa, con la meccanizzazione del lavoro nelle campagne, l’abbandono delle medesime e la massiccia urbanizzazione. Non occorrevano più in campagna, come in passato, molte braccia da lavoro, che poteva sempre più essere svolto dalle macchine. Contemporaneamente si sfaldava il modello familiare di tipo patriarcale e si affermava quello della famiglia mononucleare. La conseguenza di tutto ciò fu l’abbandono di quei vincoli sociali che sulla famiglia e sui rapporti fra famiglie del borgo si reggevano. Fu anche l’inizio dell’abbandono e della distruzione degli attrezzi agricoli tradizionali, che diventavano inutili. Fu allora che si percepì l’esigenza di ricostruire i legami, per cui sorsero varie associazioni di volontariato e numerosi gruppi folkloristici (attualmente in Italia sono circa 4500). Mentre quelli che erano contadini volevano liberarsi della “puzza di stalla”, gli appassionati cominciarono a girare per le campagne e a raccogliere quegli attrezzi agricoli ormai inservibili e si costituirono i primi musei della civiltà contadina.

Si cominciò a registrare dalla bocca dei più anziani le canzoni di un tempo, si cercò di ricostruire i passi di danza delle feste tradizionali, a volte cucendo insieme i ricordi di più informatori, sulla base della sensibilità dei ricercatori, degli appassionati e dei responsabili.

I primi spettacoli folcloristici nacquero selezionando una serie di “pezzi” per intrattenere il pubblico per un tempo stabilito (in genere circa un’ora e mezza). E parlando della “tradizione” (dal lat. “tradere”, trasmettere) che attualmente presentiamo negli spettacoli folcloristici c’è una scelta che dipende, oltre che dalla sensibilità personale dei responsabili, anche dal tipo di pubblico che si dovrà incontrare. Importante, nella presentazione degli spettacoli specificare questi aspetti: dire insomma che, su una base di lavoro di raccolta, ci abbiamo messo del nostro.

Ma la nostra visione di tradizione deve essere dinamica, non statica, non dobbiamo tenerla ingessata, dobbiamo essere aperti al cambiamento.

Il professore, rivolgendosi in particolare modo all’Assessore Regionale Cristiano Corazzari, al delegato della Provincia di Treviso e agli altri Amministratori locali presenti in sala e tra questi quelli del comune di Treviso, del comune di Belluno, del comune di Casier e di Possagno, ha voluto anche sottolineare il fatto che i gruppi folcloristici, oltre a fare cultura, fanno socialità (ci si educa a stare insieme), fanno solidarietà al loro interno e verso l’esterno, hanno a che fare con l’economia promovendo gli scambi culturali e il turismo, sono un aspetto del welfare, cioè del benessere, creando felicità: sono da considerarsi, accanto alle tante altre realtà associative italiane, una delle più importanti e valide.

Ha inoltre evidenziato l’importanza di dialogare con lo Stato per creare dispositivi legislativi onde rendere ufficiale e difendere quello di cui i gruppi folkloristici sono portatori. Obiettivo finale è che ciò diventi ufficialmente patrimonio immateriale dell’umanità, sulla base della normativa internazionale.

Tra i problemi sollevati dal pubblico va sottolineato quello riguardante la c. d. “festivalizzazione del floklore”, con la sempre maggiore difficoltà a creare eventi, date le norme sempre più stringenti e i complicati passaggi burocratici.

Prof. Daniele Cunial

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